mercoledì 7 settembre 2011

ONOREVOLI ATTENUATORI

Ancora un po' di meno, un altro taglietto lì, un altro ancora lì e i nostri parlamentari ce la faranno a far la figura dei martiri che si abbassano gli stipendi senza abbassarseli davvero. Roba fresca fresca, una lunga volata verso la votazione: nel maxiemendamento sostitutivo della manovra cambia ancora una volta la riduzione dell'indennita' dei parlamentari e si allenta il prelievo per coloro che percepiscono altro reddito.
Innanzitutto, rispetto al testo originario dell'articolo 13, viene specificato che ai membri degli organi costituzionali a cui si applica la riduzione del 10% delle retribuzioni o indennita' nella parte eccedente i 90 mila euro e del 20% per la parte eccedente i 150 mila euro sono esclusi "la presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale" e vale per gli anni "2011-2012-2013". Per quanto riguarda i parlamentari con un altro reddito, ossia, come si legge nel testo del 'maxi', "che svolgano qualsiasi attivita' lavorativa per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore al 15% dell'indennita' parlamentare", la riduzione si applica in misura del 20% nella parte eccedente i 90 mila euro e del 40% nella parte eccedente i 150 mila euro. Nel testo originario della manovra, invece, chi percepiva un altro reddito (uguale o superiore al 15% dell'indennita' parlamentare) subiva una riduzione "dell'indennita' parlamentare del 50%".


martedì 6 settembre 2011

SE I TRENI NON FANNO WELFARE

In una "appuntita" risposta ad un lettore-pendolare che su Repubblica lamentava il prezzo insostenibile degli abbonamenti Alta Velocità, Federico Fabretti, direttore centrale media delle Fs, argomenta quanto segue: i biglietti e gli abbonamenti AV non rientrano in nessun contratto di servizio pubblico, e "la possibile riduzione del prezzo a favore di lavoratori e studenti è una misura di welfare che, ovviamente, non compete alla società per azioni Trenitalia ma alle istituzioni".
Lo dico da antico pendolare Napoli-Roma che si è visto aumentare l'abbonamento in 4 anni da 170 euro ai prossimi 400 euro (fate voi le percentuali che mi vien da vomitare): caro Fabretti, è comodo fare la società per azioni senza responsabilità di welfare da monopolista assoluto del trasporto su ferro, eh? Buttarla sul mercato quando non c'è concorrenza è esercizio davvero cretino, che non sta in piedi nemmeno un secondo. Se poi vuol dire che Trenitalia, in quanto società per azioni in uno Stato assolutamente ridicolo, puó fare con i prezzi un po' il cazzo che gli pare, allora siamo d'accordo. Anticipo una eventuale obiezione che Lei, Fabretti, potrebbe farmi se mai incappasse in questo bloggaccio: mica è obbligato a prendere l'Alta Velocità, ci sono anche altri treni più economici... Ecco, evitiamo di prenderci per fessi: da quando gli AV fanno incassi dignitosi gli intercity sulla tratta Napoli-Roma sono improvvisamente dimezzati, mentre (soprattutto negli orari da pendolo) di AV ce n'è uno ogni ora. Piuttosto che pendolare nei carri bestiame ad orari obligati e con ritardi stratosferici spesso conviene starsene a casa a fare il disoccupato affamato. Il walfare non compete a Trenitalia, ma almeno la briga di non prendere in giro la gente ve la potete accollare? Ma checchè ne diciate il trasporto su rotaia E' servizio pubblico. Sono anni che ho smesso di scusarvi per il disagio, e l'unico motivo per il quale non vi ho ancora trascinato in tribunale per tutti i danni morali e materiali che i vostri ritardi ad Alta Velocità (ah non lo sapete? Gli abbonati non hanno diritto ad alcun rimborso, mai, come se non pagassimo) mi hanno causato è che ci rimetterei altra salute e danari. Perchè garantire sempre il servizio per cui l'utente paga non è welfare, è stare sul mercato in maniera onesta, senza abusare di posizioni dominanti e della infinita pazienza della gente. In questo periodo in cui tutti si abituano a tutto, anche a galleggiare in una realtà di diritti dimezzati furbescamente con la scusa della crisi, sono proprio risposte come quella di Fabretti che stonano alla grande. Una volta c'era il buon gusto di stare zitti, di fottere il cittadino ma di concedergli almeno il sollievo di una manata di silente vasellina. Ora no, ora si va giù duro. E con la sabbia.
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lunedì 5 settembre 2011

EVADERE TUTTI, EVADERE TUTTO

Sul Post Filippo Facci riesce a buttare nello stesso pezzo lavavetri ed evasori milionari. Annaspando dentro un enorme unico fascio d'erba, però, scatena i suoi lettori sull'infinita questione delle tasse da pagare sì no quanto che scandalo ecc...
Io, che sono dipendente, sono costantemente sorvegliato dallo Stato. Davvero: mi scrive pure una volta al mese per chiedermi un centesimo in più o in meno. Ecco, io mi metto in mezzo tra quelli che vorrebbero castrare fisicamente gli evasori con la barca e quelli che per sfamare i figli non pagano l'Iva: diciamo che tutti dovrebbero essere messi nella condizione di evadere le tasse a piacimento. I dipendenti come i commercianti. Sta allo Stato andarli a prendere e fargli il culo. Ma sta a noi cittadini protestare (anche evadendo in massa, cazzo) perché questa enorme macchina burocratica mi chiede le stesse tasse della Svezia facendomi vivere a Napoli.
Io voglio pagare tasse altissime (già lo faccio d'altra parte) ma voglio in cambio servizi, funzionalità, civiltà. Altrimenti quello tra me e lo Stato che rappresenta la collettività (quindi anche me) non è un contratto equo. Ognuno faccia la sua parte. Perché non è detto che lo Stato sia sempre dalla parte del giusto.

venerdì 2 settembre 2011

MODENA E NAPOLI SONO SULLO STESSO PIANETA?


A Modena hanno contato i bambini sotto i 5 anni che nel 2010 risultavano iscritti nelle biblioteche cittadine: 1.341. Cioé  piu' di un bambino su 4 a Modena frequenta un posto pubblico pieno di libri, 15.000 volumi per l'esattezza, dedicati alla fascia 0-5 anni. Quelli sotto i 14 anni erano 7.376. L'ho letto su Redattore Sociale.
Beh, mi sono fermato qui. Ho alzato il culo dalla scrivania, ho aperto la finestra, ho guardato fuori. E ho guardato Napoli. Mi rivolgo al mio piccolo Umberto: scusa appapà, davvero.


Poiché per leggere Redattore Sociale bisogna essere abbonati, do la possibilità gratuita ai genitori miei conterranei di proseguire l'angosciante lettura di questo viaggetto in un posto alieno chiamato resto del mondo civile. Mi scuseranno i proprietari del copyright:


Le biblioteche cittadine guardano anche ai lettori piu' piccoli: alla Delfini di corso Canalgrande e' stato, infatti, allestito uno spazio per "lettori" fino a 3 anni di eta' accompagnati dai genitori o comunque da una persona adulta. Lo spazio, finanziato dal Comune e dalla Regione (costo totale dell'intervento 25 mila euro), fa parte del progetto "Nati per leggere". Si entra con le calze o, per gli accompagnatori con i copri scarpe, gli scaffali sono ad altezza bambino e ci sono cuscini e tavolini a forma di fiore. I libri sono di diverse forme e colori, di carta, gomma o plastica, da sfogliare o far suonare. Per le mamme che allattano c'e' una poltrona ed e' stata attrezzata anche una nursery. Modena aderisce dal 2002 al progetto "Nati per leggere", attraverso una rete di pediatri e bibliotecari che collaborano a promuovere anche tra i bambini piccolissimi il piacere della lettura. Aderiscono 11 pediatri, la divisione di pediatria del Policlinico, le biblioteche del Comune, il Centro documentazione della Provincia Cedoc. Cuore dell'Iniziativa e' il consiglio dei pediatri ai genitori affinche' leggano ai loro bambini a voce alta.

mercoledì 31 agosto 2011

LA MANOVRA DI JENNA JAMESON

Non sono un tipo particolarmente perspicace, ma ho capito che il gioco della Manovra non mi piace. S'è fatto ripetitivo. Se proprio debbo buttare il mio tempo preferisco dedicarmi alla diretta per l'ultimo giorno di calciomercato, roba molto più seria. Di quelle frattaglie lì, la manovra intendo, ne parleremo poi: quando davvero sarà approvata. Fino a quel preciso istante, diffido chiunque a chiedermi opinioni in merito. E' come parlare degli alieni su Marte, o Jenna Jameson in reggicalze nere nel mio letto: la Manovra non esiste.

sabato 27 agosto 2011

MA NON VE LO SIETE CHIESTO

Per chi se lo fosse chiesto, ero sparito a Palinuro. Un posto con un mare spettacolare e un sindaco che ha tagliato gli unici due pini secolari della orribile e assolatissima piazzetta, ha organizzato una raccolta differenziata che prevede la spazzatura in strada dall'una del mattino, e che per fare in modo che il turista eviti di addormentarsi fino a quell'ora ha autorizzato l'Hotel Nettuno a storpiare Renato Zero e l'instorpiabile Marco Masini a 2 milioni di decibel con un pianobar-karaoke da emorroidi a grappoli.
Marioplanino sta tornando, per chi se lo fosse chiesto.


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lunedì 1 agosto 2011

NO, NON NE VALE LA PENA

Io ho letto Giuseppe D'Avanzo per un bel po' di anni. Non lo conoscevo, all'inizio non conoscevo la sua carriera, la sua storia personale, la sua faccia. Ne leggevo la sostanza, e lo stile, nelle inchieste. Dicevo ad amici e colleghi: D'Avanzo è il migliore. E pensavo: quanto sarebbe bello che un giorno anche una sola persona dicesse di me robe del genere, solo leggendo quel che scrivo. Il lavoro che porta risultati.
Ecco, D'Avanzo, lasciando il Corriere della Sera, aveva lasciato ai suoi giovani colleghi le seguenti 5 "regole di Peppe":
- al mattino fai cinque telefonate a cinque fonti diverse, a persone che ti possono dare notizie, non importa quali, basta che ti spieghino come stanno le cose; 
- studia, non smettere mai di studiare, appassionati ai problemi, falli tuoi; 
- rispondi, devi rispondere sempre quando il giornale ti chiama; 
- ricordati che questo lavoro lo devi vivere con passione, ogni benedetto giorno, e metti passione in quello che scrivi, coinvolgi il lettore, butta sempre il cuore in quel che fai.
Altrimenti non ne vale la pena, non è giornalismo.

Michele Serra ha scritto nella sua "Amaca" che il giornalismo è uno dei mestieri più ignobili del mondo: rifugio di vice-scrittori, palestra di improvvisatori, bolgia di pettegoli. Ma che ci sono giornalisti che non sprecano mai il mestiere, non lo lasciano scolorire nella routine, non permettono alle parole di perdere significato e potere. 
Un contratto a tempo determinatissimo dice che io sono pagato per fare il giornalista. Un esame assolutamente ridicolo attesta addirittura che lo faccio da "professionista". Solo che delle cinque regole di Peppe io ormai ne seguo solo una: rispondo al telefono... E mi considero pure un discreto vice-scrittore e un improvvisatore come pochi (no, pettegolo no). Lascio scolorire nella routine il mio mestiere, mea culpa, e stupro le parole solo per caricare concetti vuoti, il più delle volte.
Ha ragione D'Avanzo: non è giornalismo quello che faccio. E forse non ne vale la pena. Ma D'Avanzo raccomandava ai suoi anche di avere il coraggio di fare scelte coraggiose, nel lavoro e nella vita. Ed è triste auto-convincersi appena superati i 30 (con un bambino piccolo a casa) che rinunciare ai sogni, mettendo in cantina le proprie capacità, per prendersi ogni mese uno stipendio (chiamiamolo così) è diventata forse la scelta più coraggiosa e responsabile di tutte.
Mi piace raccontarmela così. Ho bisogno di raccontarmela così, 'sto schifo di storia.