Questo è il video in cui potete godervi Umberto Bossi - stipendiato dai cittadini italiani - che invita le forze dell'ordine - stipendiate dai cittadini italiani - a "picchiare" e "investire" il giornalista di La7. Lo manda affanculo, ma questa è prassi. Quel che mi interessa sottolineare è l'ultimo pezzettino di audio, ascoltate bene:
C'è un poliziotto - si suppone - che si sente in dovere di puntualizzare inorgoglito che "i suoi" sono "la Polizia di Stato". E che non si permettesse - il giornalista - di appellarli come uomini di Bossi.
E capisco che la cosa possa risultare offensiva. Ma fino ad un attimo prima, caro Poliziotto di Stato, te ne sei stato lì a prendere ordini da quello lì: "Picchialo... investilo!". Ecco, facciamo che la prossima volta vai da Bossi a puntualizzare che tu sei "la Polizia di Stato" e non uno sgherro qualunque? E che sei lì per proteggere, evidentemente, la sua incolumità e stop? E che sei lì per "servire" lo Stato italiano, e quindi anche quel giornalista che voleva fare qualche domanda? Grazie.
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giovedì 5 aprile 2012
martedì 6 marzo 2012
SE BOSSI PARLASSE COSI' NEGLI USA
Umberto Bossi, ex ministro della Repubblica italiana, ad un certo punto, davanti ad un tappeto di microfoni dice questa frase: "Monti rischia la vita, il nord lo farà fuori”. Dice che “prima o poi qualcuno si deciderà ad impiccare in pubblica piazza”.
La giornalista che lo intervista è prontissima: “Ma quindi l’alleanza col Pdl non ci sarà mai più?”.
Fermi. Mettete pausa al video (Sì, c’è pure il video).
Un ex ministro, leader di una importante forza politica, ha appena detto che il premier rischia la vita perché prima o poi qualcuno del nord si scoccia e lo ammazza.
Tu sei una giornalista, tutti quelli attorno a te sono giornalisti. A nessuno, dico ma proprio a nessuno, viene in mente di bloccare tutto e attaccare dritto per dritto? Ma come? Ma cosa dice? C’è qualcosa che sa? Sono parole pesantissime… ecc…
Facciamo finta per un attimo che la stessa cosa avvenga negli Stati Uniti. I cronisti americani intervistano chessò… Rumsfeld. E quello se ne esce che Obama farà una brutta fine. Cosa accadrebbe? Intervista sospesa. Cordone di uomini dell’intelligence che si chiude attorno a Rumsfeld, via tutti i giornalisti. Si alzano in volo i caccia e l’Air Force One. L’intervistato viene trasferito in località segreta, magari al di fuori dei confini americani. Gli vengono sospesi i diritti umani, stanza buia, interrogatori, un paio di torturine miste. Parla! Che sai? Chi è sto nord che vuole far fuori Obama? E’ un canadese? E’ il Canada che ci vuole attaccare? In pubblica piazza? Quale piazza? E’ Times Square? Eh? Chiudete Times Square! NOW! E tu avanti parla!
Immediatamente verrebbero rintracciati i trisavoli arabo-calabresi di Rumsfeld, Agazio e Rosalba Rumsfeldo. E verrebbe dichiarata guerra preventiva ad uno stato mediorientale a caso.
Nel frattempo tutti i giornalisti presenti all’intervista verrebbero resettati con uno speciale trattamento della Cia e rispediti a casa convinti di aver passato la giornata allo zoo comunale.
E da noi?
Da noi: “Ma quindi l’alleanza col Pdl non ci sarà mai più?”, “Ha mangiato? Ha digerito? Ha fatto il ruttino?”.
Qui si innescherebbe tutto un discorso sulla professionalità e sulla deontologia dei giornalisti italiani. Ma poi dovremmo porci delle domande. Domande vere. E proprio non è cosa nostra…
lunedì 18 luglio 2011
TUTTE LE STRADE PORTANO A MONZA
Sabato 23 luglio, alle 11.30, presso la Villa Reale di Monza, in Viale Brianza n.1, si svolgera' la cerimonia di inaugurazione della nuova sede del ministro per le Riforme per il Federalismo, del ministro dell'Economia e delle Finanze e del ministro per la Semplificazione Normativa. "Ai giornalisti e a tutti gli operatori dell'informazione - scrivono i tre-tre del governo - comunichiamo che non sarà necessario inviare alcuna richiesta di accredito stampa".
Per cui faccio un appello: ANDIAMOCI IN MASSA! Un'invasione: tutti gli italiani a Monza. Fatevi fare dei tesserini falsi, non so, ma catapultiamoci lì. A godere della farsa delle farse, a inceppargliela con uno tsunami d'affetto incontrollabile, un corto circuito (di Monza...) dell'informazione di massa. Tutti i romani ladroni a Monza, e i napoletani terroni a Monza, e i siciliani mafiosi a Monza! Tutti in quelle tre stanze ministeriali, uffici perfettamente rappresentativi dell'Italia presente.
Per cui faccio un appello: ANDIAMOCI IN MASSA! Un'invasione: tutti gli italiani a Monza. Fatevi fare dei tesserini falsi, non so, ma catapultiamoci lì. A godere della farsa delle farse, a inceppargliela con uno tsunami d'affetto incontrollabile, un corto circuito (di Monza...) dell'informazione di massa. Tutti i romani ladroni a Monza, e i napoletani terroni a Monza, e i siciliani mafiosi a Monza! Tutti in quelle tre stanze ministeriali, uffici perfettamente rappresentativi dell'Italia presente.
giovedì 16 giugno 2011
AVVERSO AL POLLICE
Ore caldissime. L'Italia si interroga sull'ultima dichiarazione di Umberto Bossi. Gli domandano sulla tenuta del governo e lui fa il pollice verso. Lo fa due volte. Eccolo, il segno dell'oracolo: il governo morirà. Però poi il portavoce (che fa proprio questo: porta la voce a uno che non parla) smentisce e dice che ce l'aveva coi giornalisti: il pollice verso significherebbe che non voleva rispondere alle domande.
Di questa nouvelle vague della comunicazione politica di Bossi ne avevo già scritto. Ma io mi chiedo seriosamente se è ancora sopportabile uno che si esprime così: un cazzo qua, un vaffanculo là, un peto, un rutto, un dito medio. Ma che è? La diatriba filologica sul pollice verso è la notizia d'apertura di tutti i quotidiani on line. Nessuno, davvero nessuno, si chiede il senso di tutto questo? Lo dico da giornalista: facciamo pena, appesi alle labbra (chiuse) di Bossi, ai suoi gesti, alle sue intenzioni, alle sue idee. Questa è la tanto abusata fotografia del Paese: siamo noi che aspettiamo di sapere da una scoreggia di Bossi che fine farà il governo. Questo livello da sottoscala di bordello, da fogna della civiltà sociale, comunicativa, politica, ce lo meritiamo tutto. E quel pollice mettiamocelo dove vogliamo, a tappare bocche o chissà cos'altro.
Di questa nouvelle vague della comunicazione politica di Bossi ne avevo già scritto. Ma io mi chiedo seriosamente se è ancora sopportabile uno che si esprime così: un cazzo qua, un vaffanculo là, un peto, un rutto, un dito medio. Ma che è? La diatriba filologica sul pollice verso è la notizia d'apertura di tutti i quotidiani on line. Nessuno, davvero nessuno, si chiede il senso di tutto questo? Lo dico da giornalista: facciamo pena, appesi alle labbra (chiuse) di Bossi, ai suoi gesti, alle sue intenzioni, alle sue idee. Questa è la tanto abusata fotografia del Paese: siamo noi che aspettiamo di sapere da una scoreggia di Bossi che fine farà il governo. Questo livello da sottoscala di bordello, da fogna della civiltà sociale, comunicativa, politica, ce lo meritiamo tutto. E quel pollice mettiamocelo dove vogliamo, a tappare bocche o chissà cos'altro.
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mercoledì 30 marzo 2011
COME SI DICE IN FRANCESE "FORA DA I BALL"?
Che poi il problema non è nemmeno Bossi che spara cazzate. Oddio, quello è un problema tautologico diciamo, una questione laterale. Il problema vero è che la Francia chiude la frontiera a Ventimiglia, rispettando puntigliosamente un accordo bilaterale firmato da Topo Gigio (a occhio il primo Paese nel quale entrano i migranti è sempre l'Italia, direi), ma fottendosene altamente dell'umanità e soprattutto dell'Italia, lasciata a fare l'imbuto otturato. Per cui in un consesso internazionale nel quale il nostro Paese contasse davvero qualcosa - magari in un romanzo di fantascienza - l'Italia avrebbe due possibili reazioni: o chiude a sua volta le sue frontiere, lasciando in mare migliaia di profughi e creando così un casino umanitario e diplomatico mostruoso. Oppure riapre con la forza (hahaha) le frontiere francesi, nella logica del tipo: "Sei in Europa? Fai il maestro? E fai pure il tuo dovere. Che fai se li faccio passare, gli spari?". Quelli magari, ai tunisini, gli sparano pure. E quello è il problema. Non Bossi.
Il sunto è in una splendida battuta di Spinoza.it:
Napolitano: "Non possiamo sottrarci". Infatti contiamo zero
Il sunto è in una splendida battuta di Spinoza.it:
Napolitano: "Non possiamo sottrarci". Infatti contiamo zero
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