Visualizzazione post con etichetta Ibrahimovic. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ibrahimovic. Mostra tutti i post

venerdì 23 novembre 2012

NON ROVESCIATE LA BELLEZZA DEL GOL

Ora che l'ha fatto Mexes, possiamo parlarne? E' lecito argomentare che no, non è che ogni volta che uno fa un gol in rovesciata è il miglior giocatore della storia del calcio interplanetario e che no, il gol di Ibrahimovic non è il gol più bello della storia dei gol più belli della storia del calcio eccetera eccetera?
Lo so che ambite tutti ad esserci, a marcare il vostro tempo come il migliore di tutti i tempi, a salvarvi il momento per poterlo poi raccontare al nipotino su una sedia a dondolo, sotto il portico in una notte stellata e la staccionata bianca, "Io, caro Michelino, ho visto il gol più bello di sempre, lo sai?". E' un gioco facile che vale un po' per tutto, e si fa spesso. Ma fatevene una ragione: quel gol, qualsiasi gol in rovesciata, cioé frutto di un singolo - per quanto prezioso - gesto non può valere di più, anche esteticamente, di una sequela di eventi tecnici unici a catena, come un dribbling prolungato portato avanti per lunghi secondi, con l'affanno che ti mangia l'ossigeno, e il mondo là fuori che ha il tempo di chiedersi "COSA STA FACENDO?!".
Ecco, la rovesciata è una cosa che sanno far tutti i calciatori professionisti, più o meno bene. Si impara nei vicoli, per strada, da bambini. E ci provi, ogni tanto ci provi. Che sia in Nazionale, in Champions o in serie D. Ogni tanto ci provi, e ogni tanto ti riesce. Ma è un lampo, bellissimo e fragoroso, ma è solo un lampo. E non vale per classifiche di nessun genere.
Insomma, tutto sto sproloquio per dire a voi che osannate Ibrahimovic che ora vi tocca osannare pure Mexes. E che, cari miei, l'unica cosa che val la pena di raccontare a vostro nipote Michelino, se avete avuto la fortuna di aver vissuto nel tempo giusto, è una cosa così:

giovedì 23 dicembre 2010

IO SONO IO, E VOI...

C'era una volta un mondo ovattato, dannatamente noioso, nel quale - magari per scaramanzia - mai nessuno si sarebbe azzardato ad autoproclamarsi "il migliore al mondo". Il calcio dei mille rivoli di retorica, di luoghi comuni stagnanti come una palude che però avevano una dignità, un pudore. Poi è nata la stirpe degli Ibra. Gente screanzata che nemmeno il marchese del grillo: io sono io, e voi non siete eccetera eccetera. Ecco, Ibra è Ibra e nemmeno una settimana fa l'aveva ribadito: "Io sono il migliore al mondo". Pure Cristiano Ronaldo tempo fa ci fece partecipi di questa verità assoluta. Ora - ma aleggiava il sospetto - abbiamo appreso che Balotelli è Balotelli, e che, poiché un minimo di cortesia meritocratica ancora la possiede, solo Messi è meglio di lui. Davvero, ha detto proprio così quando l'hanno premiato con il Golden Boy: "C'è solo un giocatore che è più forte di me, Messi. Tutti gli altri sono dietro. Poi ha ovviamente aggiunto che prima o poi giocherà nel Milan, dove c'è Ibra, che il clan si riunisca e decida lo spogliatoio chi è meglio di chi.
Il fatto è che i migliori per davvero non si sono mai parlati addosso. Avete mai sentito Pelé, o Maradona, blaterare scempiagini del genere? Eppure per anni nel mondo in molti giravano canticchiando il coretto napoletano: "Maradona è megl' 'e Pelé". Ecco, solo nella sopraggiunta senilità, Pelé osò sfottere il rivale: "E' lui il migliore". E quello, Maradona, assentì di ripicca: "Vossignoria ha ragione". 
Poiché la questione ha importanza relativa, e i succitati personaggi sono assolutamente convinti della loro posizione nell'universo calcio: non resta che un solo problema da dirimere. Se Ibra è il migliore, e Balotelli è il migliore meno Messi, chi è il migliore tra Ibra e Balotelli? E perché Messi non dice la sua?

lunedì 15 novembre 2010

BANDIERE A MEZZ'ASTA

Ad un certo punto non si capiva più chi tifava cosa. Ed è lì che si è rotta l'Inter. Quando ha capito che questo derby era in mano ad un signore senza maglia dal nome neutro: Ibrahimovic. In cinque minuti, mica un anno, il triplete s'è decomposto nel presente. Il tempo di riassumere tutti i duelli inconsci in un lampo: Materazzi insegue Ibrahimovic, lo sgambetta da dietro, rigore, 1-0. Fine. Poteva essere un Inter-Juve di qualche anno addietro, per quanto fuori dal tempo era il simbolico momento. E invece l'Inter più sgrammaticata degli ultimi anni è riuscita a riabilitare pure l'uomo che s'era azzoppato la carriera da solo, fuggendo da Milano per andare a non vincere al Barcellona. Quello torna in Italia baciando la maglia del Milan, e Benitez che fa? Niente. Niente. Ibra al minuto 5 va sul dischetto, e fosse stato l'anno scorso, il copione nerazzurro sarebbe stato già bello che scritto: Ibra sbaglia il rigore, l'Inter vince il derby, con tutti i lietofine del caso. E invece? Ibra spara in porta, allarga le braccia assorbendo in quel padrenostro blasfemo tutte le bestemmie della Curva Nord, sputa a terra con una certa eleganza, s'aggiusta il fermacapelli, e rumina la sua gustosa vendetta. Milan 1 Inter 0 e così sarà fino alla fine. Ibrahimovic, Ibrahimovic, cantano a San Siro. Lo sai da che parte proviene quell'eco, ma non ha importanza: per lui no di certo. Ormai s'è ricaricato di quell'orgoglio che non gli riconoscevano in tanti. Ormai è chiaro a tutti che a 'sto giro ha vinto lui. Basta guardare Benitez che paonazzo in volto si rimangia prima lo schema buttato lì in avvio di gara, poi Milito, poi i cambi: fa spogliare Cambiasso e manda dentro Coutinho, fa preparare Santon e poi sceglie in fretta e furia Biabiany. Con lo stesso carisma dell'uomo invisibile. Nel frattempo Ibra, giusto per chiudere i conti, manda all'ospedale Materazzi, con tutta la sua fiera di tatuaggi e creste mohicane. Ko tecnico. In tutto e per tutti. Ingoiando pure quella logora e magica retorica delle bandiere. Nemmeno i tifosi se la legano più al dito da tempo, si sono assuefatti a vincere la più sacra della partite fregandosene della limpidezza. Ma ve l'immaginate un derby vinto dal Milan con gol di Facchetti? Ecco, quel pallone lì ha bucato Ibra.
PiC