Odo gli augelli far festa. Perché, in piena primavera da primarie, fatalmente le elezioni si avvicinano. È la politica che si fa la festa da sola ma non lo sa, aspettando la catarsi del voto a riportare questo pazzo mondo tecnico alla normalità. Il mantra che ascoltate ovunque è: c'è bisogno di una risposta politica, di un ritorno alla politica. A dire il vero a ripeterlo incessantemente sono i politici stessi, facendo leva sull'ovvio malcontento della gente per le scelte impopolari del governo tecnico. Messo lì, è bene ricordarlo, per fare appunto scelte impopolari. Quelli poi so' bravi e hanno condito il tutto con una bella dose di antipatia, ma questo è un altro discorso. Insomma, così è facile: avete visto come state male? Colpa dei tecnici, ora torniamo noi, i partiti, che siamo la democrazia, eh. E allora sì che tutto andrà per il meglio.
Stacco.
Ieri in Senato erano in discussione gli emendamenti al ddl Sallusti che dovrebbe cambiare le regole della diffamazione a mezzo stampa. Una leggina, nel panorama generale. Eppure eccoli lì tutti ad affannarsi alla battaglia della botteguccia, blaterando di intese come se di intese ce ne fosse fisiologicamente bisogno ogni dannata volta per leggiferare.
Eccola spalancata la finestra su quel che è stato, quel che è, quel che sarà: ci hanno buttato dentro di tutto di più, scavallando la soglia della ragione e del risibile. Persino cavilli sulle ineleggibilità che proprio niente c'entrano con la legge in questione, sperando di farla franca nel nebbione del "si approva" compulsivo. Ad un certo punto, per dire, quando pareva che le cose filassero via in qualche maniera, si sono ritrovati a votare tre emendamenti identici in fila sull'obbligo di rettifica delle testate sul web: non ve la faccio lunga, ma la cosa era da comiche, ogni emendamento cambiava di pochissimo quello precedente con il risultato finale di aver distrutto la ratio complessiva, rimettendo tutto in gioco, di nuovo tutto in rissa.
Ma questo, direte voi (in faccia però, dovete dirmelo in faccia) è il problema di un Parlamento con una maggioranza Pd-Pdl che non deriva dalle urne.
Beh, allora guardiamo una parte sola, il centrosinistra, quelli che - ci scommettono tutti - vinceranno le elezioni. Dopo essersi scornati a lungo sulle regole delle loro primarie (roba che già lì uno vota Grillo per principio, quasi quasi) arrivano alla genialata rivoluzionaria: la registrazione online. E dai su, che siamo nel 2012. E invece no: prima comodamente a casa ti registri online, poi però devi stamparti la ricevuta, devi andare all'ufficio elettorale per ritirare il certificato, e poi con quello vai al gazebo dove si vota. Follia riassunta magnificamente da Makkox così.
Ecco, questa è la politica di cui tutti sentiamo disperatamente il bisogno. I politici salvatori della democrazia sospesa dal governo tecnico. Questa gente qui, con questo livello di incapacità colpevole, e di incuria della cosa pubblica.
Lo dissi prima dell'avvento di Monti e i suoi. Lo ridico adesso che a forza di choosy e cagate annesse si sono fatti odiare quasi come Schettino: se il dopo-Monti è il pre-Monti, Monti tutta la vita.
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venerdì 26 ottobre 2012
lunedì 21 novembre 2011
Il PODIO DELLA GIORNATA (E SI' C'E' SCILIPOTI)
Oggi ho scelto per voi (meglio un "tu"? C'è un plurale lì fuori?) tre frasi stupende. Di quelle che fossi stato ancora al liceo avrei trascritto sul mio diario, ma solo fino al secondo anno, che poi capisci che il diario è troppo pussy per una sana adolescenza eterosessuomane. Insomma, sono tre sentenze definitive, modo loro. Le ho scelte perché fanno ridere, per i concetti che esprimono, per come li esprimono: parlano di inevitabilità della politica, da tre angoli diversi ma è la stessa roba. E dicono tutto. Di noi, di chi siamo. Noi, proprio noi. Mica loro. Loro siamo noi. Nel nostro giorno peggiore, strafatti di crack, sporchi di merda, con una febbre equina. Ma profondamente italiani. Poi, dopo, quando siete al calduccio della vostra vita familiare, sulla sedia a dondolo, mentre fumate la pipa, raccontatevelo che non è vero. Che voi Pionati, Scilipoti, e Rotondi li odiate. Ma intanto questo è il loro modo di urlare al mondo: io sono qui. Ove mai avessimo rimosso, sai: siamo qui perché voi ci avete messo qui a dire cose come queste, e voi ci pagate stipendi e vitalizzi.
Ecco, dunque, le tre frasi. Scegliete voi chi ha detto cosa. Tanto fa lo stesso.
Ecco, dunque, le tre frasi. Scegliete voi chi ha detto cosa. Tanto fa lo stesso.
La favola dei professori-taumaturghi finirà presto e passerà la parola inevitabilmente alla politica
Devo dire la verità: quest'anno e mezzo che staremo in Parlamento, sarà uno stipendio rubato. Lo confesso: per la prima volta in vita mia lo ritengo proprio uno stipendio rubato
In linea di massima sì, il figlio di due genitori dello stesso sesso potrebbe imitare i propri genitori e diventare gay o lesbica anche lui o lei
lunedì 14 novembre 2011
SOGNO O SON TECNICO?
Vediamo se riesco a spiegar(me)la questa. Giro a strattoni pagine di giornali, anche quelli più aggressivi, quelli che si autocelebrano come i protagonisti della cacciata di Berlusconi. E tutti, dico tutti, trattano il prossimo governo tecnico come una specie di tappabuchi, una medicina straordinaria e necessaria. Ma che poi, perdinci, si torni alla normalità. Un mio amico, sul suo blog, ha scritto:
Ne usciamo sconfitti noi cittadini ai quali è stato tolto il diritto di voto, prima con una legge sciagurata e poi con un sotterfugio della politica che di fatto ci costringerà a subire un governo non scelto, appoggiato da un parlamento anch’esso non scelto…Ed è argomentazione un po' sterile. E' chiaro che non l'abbiamo votato noi, Monti. E ci dobbiamo paccheggiare sulle spalle perché dobbiamo subire il suo governo? Va bene, dai: pacca. Oh me tapino, me derelitto... Ok, finito? Ma davvero vogliamo infliggerci la pena di sottostare pedissequamente al dogma pseudodemocratico che ci impone di aver a che fare con la politica, perché le regole del gioco sono queste? Io la guardo da un'altra prospettiva: "tecnico" si può anche tradurre come "esperto". Punto. Può bastare, secondo me. Cioè, una volta tanto potremmo coniugare al presente il verbo amministrare. Mi conforta sapere che a gestire la cosa pubblica ci siano persone che sanno di cosa parlano, che hanno studiato la materia che trattano, che sono nel loro campo (spesso) tra i migliori. Anche se politicamente non la pensano come me. Ma che agiscono maneggiando la sostanza delle cose (anche sbagliando) senza i paraocchi del consumo politico: l'azione per il potere fine a se stesso è il virus che ci ha fatto ammalare. In quale mondo ideale la politica - questa politica - riflette democraticamente un'Italia non autoreferenziale capace di non implodere alla ricerca del potere quotidiano e spicciolo? Non è che ogni tanto, in tempi in cui si razzolano briciole schiacciate sul pavimento, conviene abdicare? Prendere uno di quelli bravi, e metterlo su una poltrona a fare il suo lavoro per il nostro bene? Una Gelmini in meno, e un Monti in più insomma. Anche non eletto direttamente, ma cazzo alleluia! E che la politica - sconfitta per forfait, mica per altro - si fotta. O no?
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venerdì 15 aprile 2011
LO SCARABEO DEL LUTTO
Repulsione, sgomento, turbamento, tristezza, inaccettabile, sconcerto, dolore, esecrazione, sdegno, barbari, cordoglio.
Non dite altro, le nostre istituzioni hanno il vocabolario zeppo. Perfettamente conforme al lutto di Stato. Che sia un soldato o un attivista per la pace, la tiritera è sempre la stessa: il mantra del perfetto On. Sticazzi.
Aspettate un'oretta, al massimo un paio, e scatterà la fase 2: la polemica. E il tormentone sarà l'immarcescibile: "Il Governa riferisca in Parlamento". Ecco, lì in Italia si chiude sempre il cerchio. Fino al prossimo giro di sinonimi.
Non dite altro, le nostre istituzioni hanno il vocabolario zeppo. Perfettamente conforme al lutto di Stato. Che sia un soldato o un attivista per la pace, la tiritera è sempre la stessa: il mantra del perfetto On. Sticazzi.
Aspettate un'oretta, al massimo un paio, e scatterà la fase 2: la polemica. E il tormentone sarà l'immarcescibile: "Il Governa riferisca in Parlamento". Ecco, lì in Italia si chiude sempre il cerchio. Fino al prossimo giro di sinonimi.
sabato 23 ottobre 2010
IO BOSSERO', TU BOSSERAI, EGLI...
Non lo avete proprio capito, l'Umberto Bossi. Criticate, bravi, criticate. Ma come si fa ad avere un Ministro della Repubblica che parla in quel modo? Ma che schifo qua, ma che bruttura là, indegno su, inqualificabile giù... Bravi bravi.
Ieri per esempio. Gli han chiesto se la Moratti va ricandidata a sindaco di Milano. E lui? "Ciao...". Dai, stupitemi: che avreste risposto voi?
L'altra volta quei farabutti di giornalisti avevano osato porgergli qualche altra arguta domanda mentre s'infilava in auto... Dito medio. Perfetto, no?
D'altra parte è il suo gesto d'adozione. Ipotesi di governo tecnico? Ecco qua.
E all'abbuffonata della pace Roma-Nord con la casta a ingozzarsi alla faccia del popolo beone? Bossi va incontro ad Alemanno e rutta fuori uno stupendo: "Che cazzo corri a Roma...". Si riferiva al Gp, ovviamente. Avete bisogno delle note a pie' di pagina? Per favùr...
I testi non glieli scrive Trota, no. Basta co' 'ste polemiche da borghesucci marxisti (l'accostamento fa un po' ghiaccio bollente, non vi pare?).
Umberto Bossi è troooooppo avanti. Talmente avanti, che è un futurista!
Sì, Marinetti, quelli lì. Che stracacchio di figura ci facciamo noi che abbiam fatto il liceo a non capirlo? Mentre gli elettori padani, loro beh lo sanno sì. Magari vai a vedere che il Boccioni ad Adro lo insegnano già in quarta elementare, tra una frazione e una divisione a due cifre.
"Ciao...". Un dito medio. Il "cazzo" usato come il fucking dei ghetti americani. Ci siamo? Gli elementi ci sono: abolizione del culto della tradizione, rigetto della sintassi, "parole in libertà", espressioni dialettali, onomatopee, neologismi...
Tra una scoreggia e un borgorigmo me lo vedo il nostro Bossi, un po' incagliato dai postumi dell'ictus, parlare con Borghezio per descrivergli che aria tira a Montecitorio:
"Bocche di scogli che aspettano gli sputi del mare popolare.
Tremolio accelerato di pance che temono le bombe.
Poltrone a ventosa. Ogni poltrona-cardinale tiene il suo deputato sulle ginocchia.
In alto sul muro circolare colano i cavalli di Sartonio. Soffitto a vetrate ecclesiastiche, setaccio di luce vigliacca.
Note dominanti: vecchio rosso di vino vomitato con piselli rosa-pallido della carta asciugante.
Marcora, scheletro in stiffelius, enormi occhiaie fonde.
Negli altri settori di quella fogna in forma di imbuto, emergono mostruosi ossami, frammenti di mammut.
Un deputato si trascina su per i gradini, va ad annusare un corpo flaccido che ha uno strano tremolio vermicolare. Morto? Non ancora. Fra poco. Come mai puzza tanto? Il puzzo cadaverico si armonizza colle voci da eunuchi, o da vecchie porte medioevali arrugginite.
Agitazione guizzante di pesci rossi socialisti boccheggianti, tutti attenti per ascoltare una balena avvocatesca.
I deputati ancora vivi s'aggirano stanchi e sonnolenti come ciceroni o uscieri, in un mausoleo ignorato dai Baedeker".
E cosa gli hai detto a quei romani di merda? (gli chiede il tronfio Borghezio)
"Per bersagliarvi degnamente, o mammut, vecchi trichechi, balene bibliche, pescicani sdentati, anguille da pantano, non ci voleva certo un mio discorso!
Meritavate uno di quei travolgenti, inondanti e feroci sputacchi con cui il fante si liberava la gola, dopo un'offensiva d'agosto sul Carso rovente e scoppiante di pianto!
Protesto contro la vostra politica e vi urlo: Abbasso Nitti! Dichiaro che non può sussistere il Ministero dei sabotatori della Vittoria, degli schiaffeggiatori degli ufficiali, un ministero che si difende coi carabinieri e coi poliziotti! La vostra viltà è lo scherno più grossolano ai sacrifici dei combattenti, che vi disprezzano e vi negano ogni diritto di rappresentarli più oltre. Vergognatevi. La gioventù italiana, per bocca mia, vi urla: Fate schifo! Fate schifo!".
Chiaro?
PiC
Ieri per esempio. Gli han chiesto se la Moratti va ricandidata a sindaco di Milano. E lui? "Ciao...". Dai, stupitemi: che avreste risposto voi?
L'altra volta quei farabutti di giornalisti avevano osato porgergli qualche altra arguta domanda mentre s'infilava in auto... Dito medio. Perfetto, no?
D'altra parte è il suo gesto d'adozione. Ipotesi di governo tecnico? Ecco qua.
E all'abbuffonata della pace Roma-Nord con la casta a ingozzarsi alla faccia del popolo beone? Bossi va incontro ad Alemanno e rutta fuori uno stupendo: "Che cazzo corri a Roma...". Si riferiva al Gp, ovviamente. Avete bisogno delle note a pie' di pagina? Per favùr...
I testi non glieli scrive Trota, no. Basta co' 'ste polemiche da borghesucci marxisti (l'accostamento fa un po' ghiaccio bollente, non vi pare?).
Umberto Bossi è troooooppo avanti. Talmente avanti, che è un futurista!
Sì, Marinetti, quelli lì. Che stracacchio di figura ci facciamo noi che abbiam fatto il liceo a non capirlo? Mentre gli elettori padani, loro beh lo sanno sì. Magari vai a vedere che il Boccioni ad Adro lo insegnano già in quarta elementare, tra una frazione e una divisione a due cifre.
"Ciao...". Un dito medio. Il "cazzo" usato come il fucking dei ghetti americani. Ci siamo? Gli elementi ci sono: abolizione del culto della tradizione, rigetto della sintassi, "parole in libertà", espressioni dialettali, onomatopee, neologismi...
Tra una scoreggia e un borgorigmo me lo vedo il nostro Bossi, un po' incagliato dai postumi dell'ictus, parlare con Borghezio per descrivergli che aria tira a Montecitorio:
"Bocche di scogli che aspettano gli sputi del mare popolare.
Tremolio accelerato di pance che temono le bombe.
Poltrone a ventosa. Ogni poltrona-cardinale tiene il suo deputato sulle ginocchia.
In alto sul muro circolare colano i cavalli di Sartonio. Soffitto a vetrate ecclesiastiche, setaccio di luce vigliacca.
Note dominanti: vecchio rosso di vino vomitato con piselli rosa-pallido della carta asciugante.
Marcora, scheletro in stiffelius, enormi occhiaie fonde.
Negli altri settori di quella fogna in forma di imbuto, emergono mostruosi ossami, frammenti di mammut.
Un deputato si trascina su per i gradini, va ad annusare un corpo flaccido che ha uno strano tremolio vermicolare. Morto? Non ancora. Fra poco. Come mai puzza tanto? Il puzzo cadaverico si armonizza colle voci da eunuchi, o da vecchie porte medioevali arrugginite.
Agitazione guizzante di pesci rossi socialisti boccheggianti, tutti attenti per ascoltare una balena avvocatesca.
I deputati ancora vivi s'aggirano stanchi e sonnolenti come ciceroni o uscieri, in un mausoleo ignorato dai Baedeker".
E cosa gli hai detto a quei romani di merda? (gli chiede il tronfio Borghezio)
"Per bersagliarvi degnamente, o mammut, vecchi trichechi, balene bibliche, pescicani sdentati, anguille da pantano, non ci voleva certo un mio discorso!
Meritavate uno di quei travolgenti, inondanti e feroci sputacchi con cui il fante si liberava la gola, dopo un'offensiva d'agosto sul Carso rovente e scoppiante di pianto!
Protesto contro la vostra politica e vi urlo: Abbasso Nitti! Dichiaro che non può sussistere il Ministero dei sabotatori della Vittoria, degli schiaffeggiatori degli ufficiali, un ministero che si difende coi carabinieri e coi poliziotti! La vostra viltà è lo scherno più grossolano ai sacrifici dei combattenti, che vi disprezzano e vi negano ogni diritto di rappresentarli più oltre. Vergognatevi. La gioventù italiana, per bocca mia, vi urla: Fate schifo! Fate schifo!".
Chiaro?
PiC
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