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lunedì 20 giugno 2011

ATTENDERE PREGO

"Abbiamo un grande sogno: una Padania libera e indipendente"
Roberto Maroni, ministro dell'Interno della Repubblica Italiana

Io aspetto. Mi rendo conto che ci vuole qualche ora perché il putiferio si scateni. Ma io sto qua, connesso, sintonizzato, con le agenzie che mi scorrono davanti agli occhi.
E aspetto.
Aspetto che il Presidente della Repubblica invochi le immediate dimissioni del ministro dell'Interno Roberto Maroni.
Aspetto che il presidente del Consiglio lo faccia convocare e lo dimissioni immantinente.
Aspetto che la stampa italiana, le televisioni, i movimenti d'opinione, saltino al collo del ministro secessionista, lasciando sul suo curriculum l'onta della disapprovazione di massa.
Aspetto che lui stesso, Maroni, affidi al suo ghostwriter le seguenti parole: "Ho detto una minchiata, lascio l'incarico di governo".
Aspetto e spero che in Italia essere degni di qualcosa abbia ancora un significato. Non nel nome della patria, ma nel nome della civiltà, del buon senso, della responsabilità.

mercoledì 2 febbraio 2011

L'E' GANZA QUESTA, L'E' PROPRIO GANZA

«Siamo disponibili, per andare oltre Berlusconi, a lavorare anche con un governo guidato da una persona responsabile come Roberto Maroni»
Grazie Enrico Letta. Grazie per aver condensato in una specie di voluttuoso haiku di sfiga suprema tutti i motivi della futura sconfitta della sinistra alle prossime elezioni. Grazie mille. 

giovedì 27 gennaio 2011

CRONACA DA UNO STADIO SICURO (GRAZIE A MARONI)

Facciamo così: un giorno, una domenica, lei, Roberto Maroni, Ministro degli Interni ma soprattutto inventore della Tessera del tifoso, si rade i baffi, indossa delle lenti a contatto e una sciarpetta del Napoli e va a toccare con mano lo stato dell'arte della sicurezza di uno stadio italiano. Così, da anonimo infiltrato, diciamo. Magari eviti di tradirsi aprendo bocca, che è meglio va.
Perché io, che ormai preferivo la tv all'arena da almeno 3 anni, ieri ho vinto la pigrizia e mi son detto: quasi quasi li butto 'sti 40 euro per Napoli-Inter, quarto di finale di Coppa Italia. Settore Distinti, mica quelle curve infernali... Ecco come è andata.
Manco dovessi prendere un volo per la Corea del Nord mi appropinquo al San Paolo 3 ore prima. Parcheggio lo scooter su un marciapiede esattamente all'entrata della stazione della Polizia, giusto per vedere l'effetto che fa. Chiedo pure il permesso al funzionario, non si sa mai. Risposta illuminante: "Se non se la rubano...".
Affronto fila e tornello elettronico fiero del mio biglietto nominale con posto numerato. Mi ricordo quando lei, ministro, ci spiegò che così, in caso di spiacevoli eventi, le autorità potranno immediatamente risalire all'occupante del posto incriminato. Nessuno però osa chiedermi un documento di riconoscimento, magari chessò, ho acquistato un biglietto a nome Kurt Kobain da un bagarino lì fuori... No, niente. Finalmente vengo fermato da una gentile signorina alta un metro e 27, uno steward! Gli angeli dell'ordine da stadio, i santi protettori della mia incolumità. Con determinato cipiglio, sembra alla caccia di un coltello, un'ascia, un bazooka, del plastico C4 nascosto sotto la maglia di lana. E invece no: "Ha con sé bottigliette d'acqua?". "No,ovviamente", che io lo so che è vietato, eh. Ma lei la sa lunga, ha fatto il vietnam, ha visto cose che noi umani. E quindi mi perquisisce... il cappuccio del giubbotto. E basta. Efficace più o meno come la perquisizione di Fantozzi alla proiezione della corazzata Potemkin. E' fatta, sono dentro. Peccato che il posto pre-assegnatomi sia già occupato da uno smandrappato gruppo di tifosi organizzato, che si è premurato di transennare l'intera parte centrale del settore a proprio uso e consumo. Non me ne faccio un cruccio, trovo sistemazione altrove, commettendo un gravissimo errore tattico: sedermi in prima fila, dinanzi al passaggio pedonale.
Dovevo infatti mettermi nei panni di quei tanti instancabili lavoratori che, non potendo abbandonare le proprie mansioni prima delle 20, sono costretti ad entrare all'ultimo minuto e che, per non sentirsi penalizzati nel cercarsi un posto con visuale defilata, si sistemano in piedi davanti a me. Che si vede meglio. La protesta delle 500 persone che alle loro spalle vorrebbero vedersi la partita seduti, non li smuove di un millimetro. Figurarsi quando un paio di baldanzosi paladini del principio si accaniscono inveendo. Avete presente le macchiette dei mammasantissima? Ecco, piccoli Mario Merola crescono.
Tra l'altro, io ho sete. E visto che non voglio contribuire al disordine pubblico cercando di importare dell'acqua potabile da casa, compero il mio mezzo litro di minerale dall'ambulante autorizzato per ben 2,50 euro. A me, che ho evidentemente le fattezze di un ergostolano, viene servita in un comodissimo bicchiere di cartone. All'intellettuale della gradinata superiore invece viene "lanciata" l'intera bottiglietta, chiusa. Quello, che stupido non è, svela la sua vera natura di novello fromboliere e prova a colpire con il mezzolitro i raccattapalle a bordo campo. Bersaglio sfiorato di un niente, probabilmente calcola male il vento chissà...
Nell'intervallo poi, succede uno strano fenomeno: d'un tratto lo stadio, già quasi zeppo, finisce di riempirsi. Ora, io non dico che qualcuno abbia avuto la malsana idea di aprire i cancelli d'ingresso. Però è la qualità dei personaggi entranti a colpirmi. Fate conto come se Mastella si fosse inventato una nuova amnistia istantanea. Praticamente Poggioreale by night. La fila di persone in piedi che mi impedisce la visuale triplica, ed è quando vedo un paio di amiche, e un ragazzino, in difficoltà (com'era quella solfa delle "famiglie allo stadio"?) che la mia coscienza civile ha un sussulto d'orgoglio: quasi quasi chiamo... gli steward! Eccoli che si palesano, telepatia! Altre due gentili signorine: da una stima approssimativa una sulle spalle dell'altra credo facciano un metro e 80. Provano a passare, ma loro hanno studiato la fisica e conscie del principio dell'impenetrabilità dei corpi, tornano sui propri passi. Passetti, diciamo, che è meglio.
Il fatto è che non c'è nessun finale ad effetto per questa storia, caro ministro. E' solo semplice cronaca. Il Napoli ha perso. E non s'è fatto male nessuno. Sa che c'è? Io corro a farmi la tessera del tifoso, mi fido di lei, so che sono in buone mani.

lunedì 22 novembre 2010

UN ELENCO PER TUTTI

Un lancio dell'Agenzia Dire di pochi minuti fa:
ROCCELLA: FAZIO-SAVIANO DIANO VOCE A CHI SI BATTE PER VITA
HANNO FATTO UNA CAMPAGNA PRO EUTANASIA, RIPARINO

Ok,è ufficiale: dopo Maroni (a proposito stasera...), ormai chiunque ha qualcosa da dire chiede spazio a Fazio e Saviano. Sembra diventato l'unico vero megafono d'Italia, e più quelli giocano a fare elenchi, più si alzano gli ascolti, più si usa la carta del contraddittorio. Hai detto "no"? E perché non c'era uno per il "sì"?
Che qualcuno spieghi agli italiani che Vieni via con me non è la terza camera del Parlamento. C'è già Porta a Porta. E che le puntate non durano 17 ore consecutive. Se continua così, va a finire che il Capo dello Stato a Capodanno ci rifila un bell'elenco a reti unificate.

In risposta alla Roccella non mi resta che citare Spinoza.it: 
Avvenire accusa Vieni via con me: “Beppino Englaro e Mina Welby in onda senza una controparte”. Ma come? Non lo avete visto, Dio?

PiC

venerdì 19 novembre 2010

SE IL NORD NON VUOLE IL MIO SACCHETTO

Lo ammetto, sono un po' sensibile al problema. Perché il sacchetto che ho lasciato in strada lunedì sta ancora là. Quasi quasi me lo riprendo, zuppo com'è per la pioggia di questi giorni. Nessuno lo vuole, poverino. A Terzigno, per dire, a scanso di equivoci, hanno trovato sulla strada per la discarica tre bombe a mano di produzione jugoslava. Roba vecchia, nessuno l'ha capito: era immondizia, mica minacce. Provate voi a trovare la pila apposita per lo smaltimento delle armi da guerra. Bah. Il messaggio che è passato (sempre a pensare male, e che cacchio) è che no, il mio sacchetto a Terzigno proprio non lo vogliono. Figurarsi che qualcuno (il ministro degli affari regionali Raffaele Fitto, bell'esempio di altro tipo di riciclo) gli ha pure consigliato - al sacchetto - di emigrare: "Vai al nord, che là si sta bene. Discariche a norma, balle ben confezionate, nemmeno l'ombra di un rifiuto tossico che quelli li mandano al sud, mica so' fessi". E invece nemmeno lì l'hanno voluto. Trattato come un sacchetto extracomunitario solo perché è nero, tze tze. Matteo Salvini, pur essendo stipendiato con le mie tasse per fare l'eurodeputato, s'è subito inalberato: "In Lombardia non vogliamo più un solo sacco di munnezza napoletana. Altrimenti ci arrabbiamo". Ua', ma chi è, Bud Spencer? E con lui il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli: "Siamo preoccupati dal retropensiero della società napoletana: noi produciamo rifiuti, altri se li devono accollare". Allora  mi chiedo perché debbo accollarmi io i viceministri che produce la Lombardia. Ma non è, con questo, che io voglia paragonare Castelli e Salvini al mio sacchetto, per carità. E chi glielo dice poi al mio sacchetto, quello già sta incazzato perché lunedì l'ho abbandonato!
Non voglio che faccia la vittima però: pure a Palermo non stanno messi bene, gli ho detto. "Vabbé, ma che c'entra, quelli sono terroni". Ecco, lì ho capito che c'era qualcosa che non andava: il mio sacchetto parla la stessa lingua della Lega, e soprattutto io parlo con la mondezza! Non va bene.
Meno male che il governo non ci ha abbandonati, va. Il cdm ha deciso di non costruire tre discariche. Che mi sembra una buona prima mossa, no? Gli dici: ehi, non sappiamo più dove infilare i nostri rifiuti! E loro: mmm, ok non vi costruiamo le discariche. C'è la mano santa del Pd, è evidente. A quanto pare Bersani ieri mattina s'è precipitato a Palazzo Chigi e ha convinto Maroni a non "provincializzare" il problema. Fiuuuu, meno male, per un soffio! Maroni ha recepito e ha girato la materia al presidente della Regione Caldoro. E gli ha infilato anche 150 milioni nel taschino: "Tie', fatteli bastare. E guarda che non sono un regalo, sono i tuoi fondi Fas".
Ma era così facile, perché non ci aveva mai pensato nessuno prima d'ora? I rifiuti si riciclano coi soldi! E pensare che una volta erano i soldi che si riciclavano con i rifiuti...