Ho detto al salumiere che aveva sbagliato a darmi il resto, ha risposto che ora nel Paese non devono prevalere gli interessi di parteLeggo in giro che il venturo governo tecnico è un attentato alla democrazia, che s'agita alle nostre spalle una specie di consorteria internazionale che ci mangia le chiappe al mercato, giorno dopo giorno, sgranocchiando pezzi di Piccirillo che io nemmeno me ne sono accorto. Ieri il polpaccio c'era, oggi non lo so più. Perché lo spread oltre quota 500 è diventato il numero uno nella top five delle frasi d'ascensore. Ce ne riempiamo la bocca tutti, e a differenza di qualche mese fa sappiamo pure di cosa si tratta. Ma non lo sappiamo davvero, nel senso che ne ignoriamo il significato intrinseco, quello importante. L'allarme funziona così: bombarda la gente con qualche nozione difficile, possibilmente tradotta in inglese tecnico, aumentagli la benzina e il litro di latte. Una spruzzata di mercati impazziti, un pizzico d'Argentina e Grecia quanto basta. La signora andrà dal fruttivendolo guardandosi attorno circospetta, perché il sole sta ancora in cielo, la pensione è la solita merda ma arriva, il ragazzetto c'ha il Suv e quindi dai che non ce la passiamo così male. E' così che Berlusconi ha governato per 17 anni: "I ristoranti sono pieni". Dagli torto. La signora torna a casa con un chilo e mezzo di percoche e non ha ancora bene inteso: "Pasqua', ma ci dobbiamo preoccupare?", "E che ne saccio, Assunti', qua dicono i comunisti che bisogna fare presto, va a fernì che si magnano pure i soldi che tenimm' dentro o' materass'". E così filano via le giornate del terrore informato, tra chi non può aprirsi una cassetta di sicurezza in Svizzera, Non è stillicidio qualunquista se uno chiama in causa la gente comune. E' una categoria che esiste davvero: che si spaventa facile, perché sa poco e quel poco gli viene spiegato di merda. E' così che i guardiani della sacra democrazia volevano andare al voto? (E con questa legge elettorale?). Date un'occhiata al vicino di casa, al giornalaio, al benzinaio: sono in mezzo a voi, quelli che lo spread gli sta rovinando le giornate, e che non sanno più a che santo votarsi. O che santo votare. Sono loro che decidono poi.
Visualizzazione post con etichetta spread. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spread. Mostra tutti i post
martedì 15 novembre 2011
UN CHILO E MEZZO DI SPREAD, E LASCI PURE
A luglio, coi piedi in una bacinella, scrissi questo. Spremendone il succo, cos'è cambiato? Insisto sulla percezione delle cose, al netto della conoscenza vera. La crisi è diventata uno spauracchio da bar, riassunto per benino da un tweet di Ottantacento stamattina:
Etichette:
crisi,
democrazia,
spread
martedì 12 luglio 2011
UNO SPREAD GRAZIE, E DUE PATATINE
E' magnifico l'effetto che può fare uno spread a cena. Roba da far impallidire mia nonna, che abituata al solito giro di mignotte da tg della sera si ritrova coi fantasmi dei tedeschi che ci bombardano di Bot. Un casino mediatico, sta crisi finanziaria. In pochi, pochissimi ci capiscono davvero qualcosa. Ma il senso generale dell'emergenza, quello è chiaro a tutti. Fa persino più titoli dell'ondata di caldo, e dei vecchi e bambini che devono bere, e degli stranieri coi piedi nelle fontane, e dei consigli del nutrizionista (l'anguria, abbuffatevi d'anguria!). Ci piacciono tanto queste calamità sovrannaturali, ci stringiamo a coorte mai pronti alla morte, ma ne usciamo vivi ed arrangiati. Perciò la manovra che faceva schifo a tutti ora piace a tutti. E Pd, e Idv, e Udc, e Terzo Polo (mi manca Vendola, che fa Vendola?) ora sono dalla parte del governo: da approvare subito, cazzarola, entro domenica, manco al mare andiamo. Che non vuoi mica finire come la Grecia. Al bar è un mantra, la Grecia. Un posto dove si sta di merda, è l'opinione della casalinga di Voghera. Perché poi? Boh! Ma chissene, il punto è un altro: la Borsa crolla, e il messaggio arriva a destinazione subliminale, sotto pelle, raso timpano: ci attaccano, ci attaccano i mercati. Tremonti lascia Bruxelles al grido di "vado a chiudere il Bilancio", come faremmo noi se avessimo lasciato il gas aperto. Qua esplode tutto. Fino alla prossima puttana di Berlusconi. Che, a proposito, tace. E acconsente, mi sa.
UPDATE: Berlusconi al fin parlò. E disse più o meno che il momento è difficile, e serve unità. Che quest'anno pare essere la panacea di tutti mali. Mal di pancia? Nevralgie? Un po' di unità e coesione, a digiuno, due volte al dì.
UPDATE: Berlusconi al fin parlò. E disse più o meno che il momento è difficile, e serve unità. Che quest'anno pare essere la panacea di tutti mali. Mal di pancia? Nevralgie? Un po' di unità e coesione, a digiuno, due volte al dì.
Iscriviti a:
Post (Atom)
