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lunedì 2 aprile 2012

IN DIFFERITA FA ANCORA PIU' MALE

Non si può fare. Pensare che il mondo possa lasciarti un tuo fuso orario personale, fingere di viaggiare in una De Lorean col flusso canalizzatore attaccato, e tenere Juventus-Napoli fuori, sospesa nel tempo-spazio, in attesa di tornare a casa e premere play. La partita della vita in differita è un paradosso impossibile.
Quando, a cellulari spenti come su un aereo, sono entrato nella città dei fantasmi, intorno alle 22, ho sperato che quel silenzio fosse solo una sospensione della cronaca. Ho scaricato i bagagli, e ho infilato l’ipod per creare l’isola acustica. Ma il bestemmione mi ha raggiunto in ascensore, presagio di nulla di buono. Ottimismo, mi son detto: magari è un gol sbagliato, o magari sì, ha segnato la Juve, ma noi stiamo già 3-0. Stai calmo, respira: per te sono le 20:45, e ancora tutto deve cominciare.
In realtà alle 20:45 ero sulla Avezzano-Sora-Cassino, il pargolo dormiva, la moglie pure. Per un attimo, solo un attimo, c’ho pensato: la radio. No. Resisti!
Ho spostato le lancette dell’orologio un paio d’ore indietro e via. Volete sapere cos’è la paranoia? La paranoia è interpretare il lampeggio della macchina nella carreggiata opposta per un segnale indiano: hanno segnato? E chi avrà segnato? Scusi, chi ha fatto palo? Ma qui non c’è il cineforum intellettualoide di Fantozzi. Tra me e Juve-Napoli c’è solo un infinito battesimo in Abruzzo. Poi dici che uno è ateo…
Bruciati una ventina di autovelox e dopo aver probabilmente risolto il problema del debito pubblico con le milleduecento contravvenzioni che mi arriveranno da qui a qualche mese, infilo al dunque la porta di casa a partita ancora in corso.
E insomma: non-si-può-fare, lo ripeto. Perché lo “spoiler” è dappertutto. Non basta evitare la notizia, il risultato. Dovresti chiuderti in un sala insonorizzata, senza finestre, giusto una birretta. Perché io vedo l’inizio della partita e fuori nulla accade: nel palazzo, nel quartiere, nessuno esulta, nessuno fiata. Quando finisce la partita, io sono ancora sullo 0-0, e non c’è un botto, nemmeno uno. Ecco qua: ho già capito tutto dall’espressione mestamente contrita della città. Puzza, e puzza di brutto. Ma io sto là, che l’ottimismo dell’immaginazione batte pure la stanchezza. Dai, magari è un fottutissimo 0-0…
A mezzanotte e spicci però vedo Quagliarella con la maglia bianconera che segna il 3-0 e fa il figo non esultando. E sento lo Juventus Stadium cantare a squarciagola O’ surdato ‘nnammurato con accento balengo, una roba vomitevole con le vocali aperte e il “nèè” finale.
E allora ho capito: mi sono addormentato al volante. E pure questo pezzo è solo un incubo. Ora mi sveglio, eh?

venerdì 9 dicembre 2011

FREVA, SI CHIAMA FREVA

Ma perché, dico io? Dai, lo fai apposta allora. Hai superato un girone infernale, ci hai portati agli ottavi di Champions, ti sei conquistato la sempiterna gratitudine del tifoso napoletano. Te lo dico: ti sei preso uno spicchio di storia. Ti costava tanto continuare ad evitare i microfoni? O magari assumere un bell’addetto stampa di quelli bravi? Facciamo così, te la detto io la dichiarazione perfetta: “In quel momento ero preso dalla foga, è stato un eccesso di grinta. Un momento di rabbia per i giocatori del Villarreal che perdevano tempo, loro che non avevano niente da perdere. E’ stato istinto puro. Non avrei dovuto, ho fatto un errore. Ma i ragazzi sono stati bravissimi a riprendersi”. Punto.
Ecco, caro Mazzarri, non era difficile. Bastava dire la verità. Perché tanto la città vive da mercoledì in un orgasmo prolungato, ti perdonerebbe anche l’omicidio a fin di bene. E invece sono due giorni che dichiari a reti unificate la seguente fregnaccia: “Volevo fornire un input alla squadra, ho pensato che un gesto del genere li avrebbe stimolati”. Ma per favore! Quella spinta a Nilmar sullo 0-0 era premeditata? Sei troppo avanti, scusami. Non l’avevo capito. Però vuoi sapere tutto il resto del mondo come l’ha letta? Come una scenetta patetica, l’eccesso di “freva” di un allenatore in panne. Hai fatto la figura di un piccolo tecnico, non abituato a gestire queste pressioni. Altro che Mourinho. Hai rischiato che la squadra intera andasse nel pallone, che aggiungesse tensione all’ansia da prestazione. Non è successo. E sai perché? Perché la squadra è matura, è diventata grande. E perché è una vera squadra da Champions. La tua squadra, messa in campo da te. Una meraviglia continua, ormai è chiaro a tutti. Non c’è bisogno di esagerare. Basta godersi la realtà: sei un ottimo tecnico, ma lascia stare i microfoni, ti prego.
(e questo pezzettino lo trovate pure sul Napolista)

mercoledì 9 novembre 2011

L'ANTIPATICO

Dal Napolista con furore (sempre grazie).


Avviso: se siete di quelli che Mazzarri non si tocca nemmeno con un fiore, lasciate perdere questo pezzo. Che ho intenzione di fargli il mazzo, di fiori s’intende. E per una volta lasciate stare i risultati, perché è chiaro che quei conti tornano (quasi) sempre. Qui si parla d’altro. Di comunicazione. Di empatia. Di simpatia. Ecco, l’ho detto.Ci sono, nel giro del pallone, un sacco di antipatici simpatici, i burberi col fascino, le canaglie col mezzo sorriso, i Mourinhi che spaccano le folle. E poi ci sono gli antipatici antipatici. Quelli che proprio non ce la fai, ci provi, ti sforzi, gli dai tre-quattro chili di chance, ma niente. Tanto per cominciare Mazzarri appartiene alla stereotipata categoria dei finti modesti, quelli che se la suonano a volume basso e se la cantano sottovoce. Quelli che in premessa di ogni risposta ci piazzano un “chi ne capisce di calcio sa…”, cosicché l’interlocutore ha due opzioni: o gli dà ragione o non ne capisce di calcio. Chiamiamoli, d’ora in avanti, i mazzarri; ne facciamo sostantivo per chiarezza. I mazzarri quando vincono fanno i seriosi in favor di telecamera: “Ringrazio per i complimenti, abbiamo fatto una gara semplicemente perfetta”. Se poi perdono 3-2 a Monaco, con due golletti di Fernandez e una ventina di occasioni del Bayern, la rilettura è fantastica: “Grande prestazione, loro sono stati cinici a fare tre gol con tre tiri in porta”. Questa storia che tutti quelli che ci segnano un gol sono “cinici” è una vecchia litania. Sottende un modo parziale di contare le palle-gol: se noi vinciamo 2-0 potevamo farne altri 7 (e talvolta è pure vero), se vincono gli altri è una questione di “cinismo”, cioè di culo: gli è andata bene. Non credo ci sia dietro un abile stratega della comunicazione, ma quel che fanno i mazzarri è riassumere una vicenda complicata come una partita in un episodio o due che sono ovviamente a loro favore. Perciò l’arbitro è sempre il nemico, perché se hai perso 4-0 e ti sono stati negati 4 falli laterali e una punizione a centrocampo, il capro espiatorio è lì e la pira è accesa e bella calda. Lo chiamano “lamentino” non a caso, e io il capitolo arbitri lo chiudo qui.
I mazzarri, comunque, se sono in periodo fausto, lasciano entrare il giornalista di Sportweek a casa loro, ammonendo che “chi lo conosce lo ama”, ma poi buttando lì una robetta come questa: “Sì, io e Pep Guardiola vediamo il calcio allo stesso modo”. Dalla panchina, intendi? Deve essere proprio quel che pensa Guardiola, il quale un giorno sì e l’altro pure detta a Marca e As: “Sì, io e Mazzarri giochiamo lo stesso calcio”. E non osate provocarlo, mica esagera lui. Anzi siamo noi giornalisti italiani che siamo troppo… italiani. All’estero lo capiscono e lo apprezzano e lo notano e lo premiano. A Napoli “c’è malafede”, si vuol rovinare il suo “gioiellino”. Che è fatto di grandi giocatori, ma soprattutto di un grande tecnico. Ci tiene proprio, eh: “Non dite che sono un gran motivatore, io sono un tattico”. E se tu, idealista d’uno scribacchino, provi a parlare di tattica, ecco che non ne capisci niente di calcio. Perché mai Cavani doveva coprire su Conti? Ma chi è Conti, Cristiano Ronaldo? Glielo domandi, è lecito. E lui si incazza. E perché poi lo butti in fascia a Monaco, che quel poveretto è già stanco? Guarda che a Sacchi per aver spostato Signori a centrocampo in Nazionale se lo mangiavano vivo… La sentite la malafede? La vedete? Che schifo di ambiente. Non c’è riconoscenza, “abbiamo fatto i miracoli, prima di noi il Napoli era lì in fondo”. Questo è il sunto di tutto. Significa: è merito mio se vinciamo quello che vinciamo, lo dovete a me. Significa: più di questo non posso fare con la squadra che ho. Significa: non l’avete ancora capito che il vostro fuoriclasse siede in panchina?
Se la risposta è no, sappiate che non ne capite niente di calcio. E siete pure antipatici, voi.