mercoledì 16 marzo 2011

C'ERA UNA VOLTA LA RIVOLUZIONE LIBICA

Cari ragazzi libici, non potete prendervela con l'Occidente se non siete riusciti a liberarvi dalle catene del vostro dittatore al botulino. Ci avete rimesso un po' di morti, è vero, ma avete ignorato la prima legge delle rivoluzioni moderne: essere veloci, dannatamente veloci. Tanto veloci da restare in prima pagina fino alla successiva bomba mediatica. E fa specie che proprio voi, rivoluzionari made in web, abbiate tralasciato un dettaglio così importante. Ecco, diciamo che oggigiorno la rivoluzione perfetta dovrebbe durare un quarto d'ora, il tempo della celebrità per definizione. Perché al 16esimo minuto cala la palpebra, ragazzi. Il tg vi sbatte al secondo posto della scaletta ed è già finita. Bisogna sempre, e dico sempre, mettere in conto un terremoto con susseguente apocalisse nucleare. Noi funzioniamo così: ci piace il luccicore delle tragedie fresche, cambiamo canale in un attimo. E che palle 'sta guerra civile che dura più di una settimana, metti un po' sul Grande Fratello va'. Capito? Ora non vi lamentate se Saif Gheddafi può annunciare al mondo che in 48 ore vi toglie di mezzo, e nessuno se lo fila. Figurarsi, al dittatore petroliere gli tocca pure ringraziare l'atomo... Il fatto è che dall'altro capo del pianeta è scoppiato un Paese intero, voi siete merce avariata, chincaglieria da sfigati approfondimenti della notte, un passato come può esserlo solo il presente invisibile. Oh, sia chiaro, è stato bello finché è durato. Ma dice Frattini che "Gheddafi non poteva essere cacciato". E Frattini sa quel che dice, cazzo.

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